Wimbledon. La Russia contro le Williams
dall'inviato, Daniele Azzolini
Wimbledon. Francesca se ne va, con tre foto che le faranno compagnia nei giorni a venire. Sono le immagini di questo Wimbledon che non potrà dimenticare. Nella prima, lei appare indaffarata. Siamo al match point del turno d’avvio, e Francesca vuole che questo sia un torneo importante. Ce l’ha scritto negli occhi, l’espressione mescola ansia ed eccitazione. La Wozniak ha avuto le sue brave occasioni, le ha dissipate. Ora tocca a lei. È l’inizio di una bella avventura. Nella seconda foto, Francesca è inginocchiata sul prato del Numero Diciotto. Solleva la racchetta, sta urlando la sua gioia al pubblico. “Ho appena battuto Virginie Razzano”, racconta, “e sono felice, perché ho fatto tutto quello che dovevo fare, sono stato io la protagonista della partita, e non ho sbagliato niente, da cima a fondo”. L’ultima coglie Francesca nell’atto di entrare sul Numero Uno. È l’immagine di ieri, il preludio di una sconfitta. “Ma voglio che vi sia anche questa foto, fra i momenti che non dimenticherò. Tornare su questo campo, dopo sei anni, è stata un’esperienza formidabile. Ripartirò da qui, e sarà una nuova avventura. Vedremo dove mi porterà”.
Finisce qui il torneo di Francesca Schiavone. Un’alzata di spalle, le braccia allargate come a dire… Di più non potevo. Elena Dementieva è due volte lei. Più alta, più potente, più abituata. Francesca ha avvertito d’improvviso i turbamenti che accompagnano le grandi imprese. Sarà stato il campo, così grande da apparire sconfinato. O il pubblico, che pretende moltissimo dai tennisti. Uno stadio pieno e ben disposto nei suoi confronti, piccola italiana chiamata a opporsi con il talento a una delle russe “molto grandi e molte grosse” del circuito. Francesca ne ha avvertito le sollecitazioni, i palpiti, e forse è spuntato un filo di timidezza nei piani che di sicuro aveva congeniato, studiandoli di notte, come fa da quando ha scelto di misurarsi da sola con le urgenze del circuito. Si è confusa. Può capitare, no? “Avrebbe dovuto usare con più calma il rovescio in back”, spiega Raffaella Reggi, che di Francesca fu capitana in Coppa Europa, “sfidare la Dementieva sul suo terreno, non porta buono”, è la conclusione.
Non sono mancate le occasioni, a rendere più dolente la sconfitta. Elena non omette mai di mostrarsi generosa con le sue avversarie. In dieci anni di carriera, la russa non è ancora riuscita a far pace con il suo servizio, che va e viene, e il più delle volte causa infiniti pasticci. Due, persino tre doppi falli a game, è il folle ruolino di marcia della bella russa, che costringe se stessa, quasi sempre, a rincorrere. Ma quando la palla è in campo, è raro che Elena perda il punto. Trova angoli lontani, pesca le righe, in allungo è formidabile, ed è capace di dar fuoco ad autentiche fucilate anche sugli spostamenti più affannati e dalle posizioni meno probabili. Eppure, Francesca si è trovata due volte, nel primo set, a 0-40 sul servizio della Dementieva. C’era di che ribaltare la partita. Ma Elena ha sempre recuperato, e il punteggio ha preso forme pesanti, e forse immeritate: 5-0 nel primo, 4-2 nel secondo. “Ho cercato in tutti i modi di sottrarmi a quell’andazzo”, giura la Francesca, “ma quando ci si finisce dentro, si ha la sensazione di un cappio che ti stringe sempre di più. Potevo fare di meglio, ma Elena è più abituata di me a giocare i match decisivi di uno Slam”.
Così, Wimbledon premia le gerarchie. Vanno in semifinale le prime tre della classifica e la campionessa olimpica in carica, proprio lei, la Dementieva. Alla fermata scendono le sorprese del torneo, Francesca, ma anche la tedesca Lisicki, Sabine, che ha l’età (19 anni) e i colpi per entrare nel giro buono. Strappa un set alla Safina, dà per un attimo l’impressione di poterla battere, poi cede alla furia della numero uno, ancora in cerca del suo primo Slam dopo due finali al Roland Garros e una agli Open australiani. Difficile che l’evento si compia a Wimbledon. Dinara avrà Venus, che è al massimo della forma, come le capita spesso sull’erba del suo giardino. Ha vinto Wimbledon cinque volte. Medita il sesto colpo e ha travolto Agnieszka Radwanska in un modo che non lascia spazio a dubbi. Può fermarla solo sua sorella, forse. L’altra semifinale, infatti, è fra la Dementieva e Serena, vittoriosa sulla Azarenka. Non è solo una sfida fra Russia e Stati Uniti. È Russia contro Williams.
LeggiWimbledon.
Schiavone:
"Non mi pongo
alcun limite"
l'inviato D. Azzolini
Wimbledon. Un po’ di Francesca Schiavone… Nell’ordine, un po’ incuriosita, un bel po’ convinta e fiduciosa, e forse anche un pochino preoccupata. In compenso, felice. Molto felice. Di esserci, soprattutto. E di aver trovato la strada, alla fin fine, per ottenere un buon risultato anche qui, a Wimbledon, sull’erba. Vigilia insolita di un ottavo di finale contro la francese Virginie Razzano, preludio di chissà quali nuove avventure. Una meta da cui ripartire.
Francesca, in fondo, non sembri sorpresa di esserci
“Non lo sono, infatti. Sto giocando bene, e non mi pongo limiti”
Quanto durerà la ricerca di te stessa?
“Durerà per sempre credo. Ma è ovvio e giusto che sia così”
Dì la verità, ti piace da matti metterti alla frusta, porti nuovi obiettivi
“Sì, mi piace. C’è sempre da imparare. Ma mi piacciono molte altre cose”
Non avere un coach, per esempio
“Bè, è una fase della mia vita professionale. Non metto in discussione l’utilità di un coach, niente di tutto questo. Agli inizi è addirittura indispensabile, serve a costruire la strada. In altre occasioni si creano dei rapporti di grande spessore, che ti fanno crescere aggiungendo ogni giorno un pezzettino all’insieme che ogni tennista rappresenta. Altre volte, invece, chiedere aiuto al coach ti induce a dimenticare che le soluzioni ai problemi è giusto anche cercarsele da sola. Ecco, io sono in questa fase”
Ah, la solitudine del tennista…
“In campo. Solo in campo. Per il resto, non posso davvero dire di essere sola. Tutt’altro…”
L’erba, un tempo era la grande nemica. Ora non più. Qual è il segreto?
“Nessuno in particolare. Ogni torneo va vissuto da cima a fondo. E preparato. Qui, come da altre parti. L’erba è un piccolo segmento della stagione, ma per me non è diversa dalla terra o dal cemento”.
È un fatto. A Parigi il tennis italiano è andato a rotoli. Qui, invece, siete stati protagonisti. Forse l’erba vi mette meno pressione?
“Non credo. Piuttosto, di torneo in torneo le situazioni cambiano. Io ho grande fiducia nei tennisti italiani. So quanto siamo preparati, e non mi sorprenderei se vedessi un Seppi o una Pennetta, o me stessa, compiere una grande impresa”.
Intanto, tu hai trovato una continuità che prima non avevi
“La regola è che ogni quindici che si gioca è importante. A parole l’ho sempre conosciuta. Ora riesco però ad applicarla come si deve. Sono più concentrata su ogni singolo punto”
Parli come Rafa Nadal…
“Grande Rafa, grandissimo. Lui è il vero maestro della regola che abbiamo appena esposto”.
La tua lunga carriera… che cosa ti ritorna in mente, quando ci pensi?
“Tante cose. Eppure, figuratevi, l’altro giorno ripensavo a un match contro la Davenport, a Stanford. Giocavamo scambi accaniti, alla pari, però il punto lo faceva sempre lei. E io lì, a chiedermi come fosse possibile. Poi l’ho guardata meglio, e mi sono accorta di come Lindsay leggesse il mio gioco, e grande e grossa com’era, riusciva a anticipare i colpi. Una grande lezione”
Forse mancano al tennis femminile di oggi le grandi protagoniste di una volta, no?
“Bè, non abbiamo un Federer, questo è vero. Ma il livello è alto, molto alto”
E la Razzano, negli ottavi?
“Pericolosa. Molto pericolosa. Colpisce duro, piatto. Ma posso disinnescarla variando spesso il gioco. Siamo fifty fifty, cinquanta io e cinquanta lei, come sempre. L’ho sempre battuta, ma qui conta di meno. Sarà una grande battaglia. Mi piace. E sono felice di poterla giocare”.
LeggiWimbledon.
Schiavone,
la prima volta
negli ottavi
l'inviato D. Azzolini
Wimbledon. Francesca cerca se stessa, e chissà mai se la troverà. Forse c’è vicina, forse no, non importa, è talmente abituata a inseguire quell’immagine di sé che solo lei conosce, che sarebbe disposta a immaginarne sempre di nuove, pur di non raggiungere mai la meta. “Felice di essere così come sono”, avverte la Leonessa fattasi Bomba e poi chissà cos’altro, magari Orca, o Pitonessa, in quel suo gioco continuo di mascheramenti. Ma perdinci, siamo sull’erba, e lei è negli ottavi, dunque occorre un conio nuovo di zecca, e un travestimento che ne interpreti la gioia e le speranze. Gazzella? Ghepardo? Faccia lei, da sola. Così come fa tutto il resto. Persino il coach di se stessa, ora che l’esperienza spagnola con Urpi e Pennetta è terminata. Va su YouTube, la sera, e si guarda i match delle avversarie, studia mosse e contromosse, ed è capace di darsi persino degli ottimi consigli. Viva l’insonnia! E la maturità. Francesca Schiavone l’ha raggiunta. La bella settimana trascorsa qui a Wimbledon, ne è la prova. L’accanita battaglia con la Larcher de Brito, tre giorni fa, tutta tesa a smontare l’efficiente sicumera della ragazzina. E ieri la Bartoli, che a Wimbledon è stata finalista nel 2007. Un set da brivido, quasi perso e poi recuperato, prima di imboccare l’autostrada per la vittoria. Match giocato sui valori tennistici, questa volta. La francese che gioca piatto e forte, ma meglio con il dritto, bimane, così come bimane è il rovescio, e dunque “quadrumane” nell’insieme. E lei, Leonessa o Gazzella, intenzionata a non lasciarla fare il proprio gioco.
“E non finisce qui”, avverte Francesca. Il match degli ottavi introduce la seconda settimana del torneo. È un bel traguardo. Per noi italiani disabituati, addirittura bellissimo. L’ultima fu Flavia Pennetta, da queste parti. Una volta nel 2005 e poi ancora nel 2006. Francesca mai, non sull’erba quanto meno. I quarti sono giunti al Roland Garros, nel 2001, e agli Us Open nel 2003. L’erba di ieri non era sua amica, quella di oggi sì. Che cosa è cambiato? “Non piove, la palla non è velocissima, posso variare meglio le giocate”, spiega. E ha ragione. Il segreto della vittoria con Marion Bartoli è lì, nell’essere riuscita a cambiare spesso ritmo e angolazioni. Oltre a evitare con cura di guardare tutte le mossette che fa, il continuo sgambettare, l’estenuante ripetere dei gesti fra un punto e l’altro. A fissarla, c’è il rischio di uscire di senno. Marion è come la Medusa. “E poi”, fa la Francesca, come sempre esplicita, “mi ero rotta le scatole di prendere pallate”. E vabbè…
Troverà Virginie Razzano, lunedì. Altra francese. L’incrocio è strano, oltre che pericoloso. Con la Razzano, Francesca ha sempre vinto, tre volte su tre. Ma non hanno mai giocato sull’erba, dove Virginie ci sa fare. Dieci giorni fa era in finale a Eastbourne, battuta dalla Wozniacki, ma dopo aver superato Dementieva e la stessa Bartoli. Ora è negli ottavi a Wimbledon, con la fortuna che soffia impetuosa. La sua avversaria, la russa Zvonareva, non si è nemmeno presentata sul campo. “Gioca piatto, forte, un po’ come la Bartoli”, dice Francesca. Dovrà di nuovo dar vita alle sue variazioni, dunque. Nella speranza che il tempo regga. Spiace per gli inglesi, che vogliono ammirare il nuovo tetto in funzione. Ma se non piove, è meglio.
Esce Roberta Vinci, sovrastata dai muscoli di Serena Williams. Seppi ha recuperato un set ad Andreev, ma come andrà a finire lo sapremo oggi, che è il giorno della Pennetta, all’assalto della Mauresmo. Ancora Francia. Ma non l’avevamo già battuta in Fed Cup?
LeggiGioca con Matchpoint
a Tennis Manager:
puoi vincere
il Master di Londra!
di Re.Te.
Con la stagione 2009 inizia la partnership di Matchpoint con Tennis Manager, il fortunatissimo gioco on line ideato da Jb-Sport (http://www.tennis-manager.biz). In ogni numero Matchpoint fornirà un codice che garantirà agli iscritti l'acquisizione di punti-bonus validi per la classifica. Al gioco sarà abbinato un concorso a premi, che vedrà in palio un viaggio a Londra in occasione del Master 2009 (volo a/r + ticket di ingresso) e numerosi altri premi.
Che cos’è Tennis Manager?
Tennis Manager è un gioco multi giocatore “di massa” gratuito, dove ogni utente impersona, virtualmente, un manager. L’utente dovrà gestire al meglio i propri tennisti: potrà allenarli, scegliere le tattiche, studiare l’avversario ed impostare delle strategie vincenti, potrà incrementare le prestazioni acquistando del materiale sportivo…..non da ultimo dovrà scegliere il torneo più appropriato.
Gli avversari saranno altri utenti che vogliono le stesse identiche cose: portare un proprio tennista in vetta al ranking mondiale!
Come si gioca a Tennis Manager?
Puoi giocare utilizzando un browser per navigare su internet. Potrai controllare ogni aspetto del gioco in diversi menù presenti sul sito. Per accedere www.tennis-manager.biz. Una volta che sei nella pagina principale dovrai inserire il tuo username e password. TM è un gioco completamente gratuito.
Gestione del gioco
Ogni utente deve avere la possibilità di settare le proprie mosse vincenti sia nell’allenamento, sia nel match. Un torneo di TM richiede 3 giorni reali, in questo modo non devi aspettare un’eternità fino al torneo successivo. Una stagione di TM dura 34 “giornate” (di tre giorni l’una). Gli orari di calcolo del match sono prestabiliti e fissi.
Leggi
Wimbledon.
Schiavone e Vinci
avanti così.
Sharapova out - Wimbledon. Si può perdere, addirittura. E scomparire dal circuito così a lungo da ridurre in polvere la memoria dei risultati ottenuti. È possibile persino avviare le pratiche per il pensionamento agonistico, eppure continuare a sentirsi la numero uno, locomotiva di un treno mediatico che quando è lanciato prosegue inarrestabile nella sua corsa sfrenata. Anna Kournikova, chi potrebbe dimenticarla? Lei ne approfittò, instancabile promoter di se stessa, talmente brava da far dimenticare di essere stata una tennista senza allori. E dopo di lei, è stata Maria Sharapova a scoprirsi potentissima sorgente mediatica, irresistibile attrazione in un tennis altrimenti costretto a farsi rappresentare dalla Safina, o dalla Kuznetsova. Le è successo nel periodo più cupo della carriera, e le è servito. Ma forse, non le è piaciuto. Non al punto da fare a cambio con la vita di prima, quand’era tennista da primi posti, competitiva, e non solo uno spot pubblicitario.
Non le piace l’accostamento con la Kournikova. Lo diceva all’inizio della carriera, e lo ha sempre ripetuto. Pubblicità e vittorie, il suo paniere Maria lo vuole pieno. Soldi, fidanzato ricco, titoli, Slam, copertine. La bellezza. L’attenzione della gente. Anche quella non proprio amorevole che le riserbano a Wimbledon, fra gente che al primo posto mette il tennis. Non importa. Lei vuole tutto, e ora che non può permetterselo, ne soffre terribilmente. Al punto da apparire inconsolabile per la nuova caduta nel torneo che aveva sognato, quando lo vinse la prima volta nel 2004, di poter far suo per sempre. Il suo giardino. Più di Federer e di Venus Williams.
Chissà se tornerà la Sharapova di una volta. Difficile dirlo. I nove mesi di sosta obbligata, l’operazione alla spalla destra, le difficoltà della ripresa agonistica, le hanno tolto molto del suo tennis. I gesti sono gli stessi, non il risultato finale. Lei era potente, accanita. Lo è ancora, ma a tratti. Si permetteva sbracciate violente, fuori da ogni manuale tennistico. Le fa ancora, ma forse avrebbe dovuto correggerle, per non sfrigolare quelle giunture che hanno già sofferto. Le sue spinte poderose a volte vanno a vuoto, si accorciano, diventano instabili. A due mesi dal ritorno in campo, Maria è fragile. E battibile. Anche da Gisela Dulko (nella foto), che in altri tempi distruggeva di pallate.
“Non va”, dice, giudicando se stessa prima ancora che la partita, “commetto troppi errori, lascio giocare le mie avversarie”. Ha concesso alla Dulko un set e tre giochi, prima di ritrovarsi. E la fatica è stata così grande da mandarla di nuovo in frantumi all’inizio del terzo set. Ha tenuto fino al quarto match point, poi se n’è andata scuotendo la testa, cercando nervosamente di allacciarsi la giacchetta bianca con i bottoni che sembrano degli alamari, l’ultima trovata di uno sponsor che su di lei continua a investire. Che vinca o che perda. “Devo compiere ancora un lungo tratto di strada”, ammette Maria, che fu numero uno appena un anno fa. E si intuisce che le appaia più lungo di quanto non abbia pensato. Tornerà ai suoi contratti, ora. L’ultimo è per un abito bluetooth, che interagisce con il cellulare e si accende quando arriva la chiamata. L’avesse avuto ieri, avrebbe lampeggiato come un semaforo. Sul rosso.
Lo stop vale anche per Bolelli, ma consola, e non poco, che sia l’unico a fermarsi in una nuova giornata di azzurro intenso. Simone neanche ci prova a scendere in campo con Tsonga, e il problema alla schiena non è di poco conto. Protrusione discale, dice il referto. Dunque un’infiammazione che andrà tenuta sotto controllo, e curata con il riposo. Tre o quattro settimane. Poi si vedrà. “Ma conto di rientrare per il torneo di Amburgo”, dice lui, più di ottimista di tutti.
Va meglio per gli altri. Molto meglio. Vinci, la prima, poi Seppi e Schiavone, su campi vicini, mettono in scena una recita di prima classe. Ne passano due, Seppi, in vantaggio (75 64 67, e 5 pari) tornerà in campo oggi. Roberta contiene la potenza della giovane russa Pavlyuchenkova, ne spezzetta il gioco, l’attacca con la palla lunga e pulita, e lei a rete ci sa fare. Ma la Vinci, si sa, l’erba l’ha sempre benedetta. Era la Schiavone, semmai, a non amarla troppo. E invece, eccola alle prese con la sedicenne Larcher de Brito, urlatrice, ma tennista di grandi qualità, al punto da ricordare la Hingis. Francesca ne subisce inizialmente l’aire, poi la sfida, la costringe a spostarsi con affanno, e finisce per abbassarne le pretese. Vinto il tie break, prende il largo, s’incarta un po’, ma conquista con autorità anche il secondo tie break. E sono in due al terzo turno. Non male, davvero. [...]
Wimbledon. Spazio
per Ghedin,
battuto
ma con il record - Wimbledon. Lo sponsor ce l’ha da poco. È lui stesso, insieme con la mamma. Si sono messi al tavolo, un bel giorno, e hanno disegnato un logo, tondeggiante e accurato. Arcangel. Con la erre e la “g” scritte in oro. La “r” di Riccardo, la “g” di Ghedin. Quasi una risposta “no global” all’indifferenza delle aziende nei suoi confronti. “Non mi davano nemmeno una maglietta per giocare, allora me le sono fatte da solo”. E anche la tuta. E i pantaloncini. E così è sceso in campo, sul Numero Sei, davanti alla terrazza dei conti e dei duchi: tutto in bianco con le lettere dorate in evidenza. Un bell’effetto. Un giovane signore distinto e garbato, all’apparenza. Ma con un’anima di fil di ferro.
Si cambia spartito per una volta. Che male c’è? Nella giornata che spinge altri cinque italiani al secondo turno, baciati dal sole e dalla fortuna, per una volta battaglione compatto, lontano dall’immagine di compagine stremata e decimata che avevano offerto a Parigi, la scelta cade su un ragazzo che ha perso, ma che più di altri interpreta la voglia di farcela in un mondo che troppe volte respinge, che ha sempre fretta, e che non ama perdersi su considerazioni più ampie. Riccardo Ghedin le merita, e a suo modo. Anche perdendo, ha segnato un record che in pochi hanno realizzato, nemmeno Federer: ha raggiunto Wimbledon in dieci anni appena di tennis.
Oggi ne ha ventitre. Quando ha cominciato a tirare di racchetta ne aveva dodici. Altri cominciano a tre anni. A tredici ha giocato la sua prima partita, sei mesi dopo il primo torneo, il Lemon Bowl, a Roma, dove partecipano in mille. Lui ha cominciato dalle pre-qualificazioni, ha perso con un ragazzino che ci sapeva fare più di lui. Si è fatto un piantarello di rabbia e poi, “ho concluso che il tennis mi piaceva troppo, molto più del calcio che avevo visto sempre e solo dalla panchina”. Lì comincia la storia di Riccardo, figlio d’arte sbagliata… Il padre, Pietro, chi non lo conosce? Difensore della Lazio scudetto, quella anni Settanta, allenata da Maestrelli. Poi secondo di Trapattoni, in nazionale. Oggi direttore tecnico delle azzurre del calcio femminile. È a Wimbledon anche lui, “da dieci giorni”. Ha accompagnato Riccardo per tutta la settimana delle qualificazioni, e ha sofferto, dice, perché il figlio meritava la soddisfazione di entrare per una volta nel tennis che conta. Ce l’ha fatta. “L’ho visto felice come un bimbo”, racconta, cuore di padre.
Poi è venuto Gulbis. Ernests Gulbis… Lettone, nato ricco, predestinato, vent’anni e la certezza di entrare nei primi dieci. Almeno, così dicono tutti, anche se quest’anno le cose non sono andate troppo bene, e Gulbis ha fatto passi indietro, che nessuno si aspettava. E Gulbis, per Ghedin, è ancora troppo avanti. “Non mi ha permesso niente o quasi, tira molto forte, fa durare gli scambi un attimo appena”, racconta Riccardo, “anche se alla fine il punteggio è risultato dignitoso”. Il primo impatto con il tennis d’alto bordo, è stato alla fin fine quello che Ghedin si aspettava. “Devo continuare a crescere”, dice. Finora non ha mai smesso, sospinto dall’entusiasmo e dai buoni consigli di Michele Tellini, che gli ha costruito intorno un progetto: un circolo, il Veio a Roma, un’accademia, gli allenamenti con giocatori di ottimo livello come Bolelli e Cipolla. Ghedin ha ottenuto il primo punto Atp nel 2005. Ora è nei primi duecento, e si è qualificato per i Championships. Ha perso, ma dite… Non è un’impresa anche la sua?
Tanto più in una giornata parecchio tinta d’azzurro. E fortunata, persino. Condizione, questa, cui i nostri non erano troppo abituati. L’uzbeko Istomin, nome da antistaminico, che si ritira per un guasto alla schiena, tanto per dire. Era in vantaggio due set con Fognini, poi il nostro ha colto un set, e l’altro è andato via scemando. Ha mollato sul 3-1 del quarto. Come Acasuso, avversario di Starace. Erano di fronte, sul “14”, due che non avevano mai vinto un match sull’erba. Potito ha condotto i primi due, Acasuso ha tolto il disturbo all’inizio del terzo. Poi la Pennetta che ha recuperato un match difficile, contro la spagnola Llagostera Vives. Ha perso il primo, ma è tornata in sella al momento giusto. E la Errani che ha liquidato la Dubois, da 5-2 sotto nel primo, mostrando personalità, ed è quel che conta. Ultimo, il derby Garbin-Brianti, vinto da Tathiana, che era stata la migliore un mese fa al Roland Garros. Nove vittorie, in tutto. E tre sole sconfitte. A Wimbledon è il nostro miglior risultato (a otto eravamo arrivati nel 1996 e nel 2005), che viene dopo il crollo di Parigi, la peggiore debacle da 23 anni a questa parte. Che dire? Siamo un popolo di erbivori.
[...]
Wimbledon.
Seppi, Schiavone,
Bolelli...
l'Italia va - Wimbledon. La strampalata quotidianità dei tennisti appare fondata sugli ossimori. Quel po’ di quiete personale, quando la si raggiunge, risulta quasi sempre animosa, il credere in se stessi configura battaglie con il proprio io, e ad addentrarsi nei meandri dell’animo si rischia di celebrare lo zenit della perfezione solo quando i nervi sono a fior di pelle. Non sorprende, dati i presupposti, che Andreas Seppi si senta finalmente pacificato dall’essere riuscito a “spostare un bel passo più in là” quella linea della propria aggressività che gli appariva insormontabile. La sua beatitudine personale, sembra di capire, consiste nell’essere riuscito a fare la faccia ancor più cattiva, e dall’aver tratto profitto da essa, mettendo alla corda un avversario difficile, e costringendolo a subirne la grinta. Insomma, la felicità di Seppi, è procedere a mascella spianata. Nel tennis. E magari anche nella vita.
Così, il raccolto di giornata assume dimensioni consistenti. C’è la vittoria su James Blake e, più ancora, la convinzione di aver compiuto discreti passi avanti nell’uso di quella cattiveria (agonistica, è evidente) che il trentino andava cercando, conscio che nei risultati di questi primi sei mesi vi fosse assai poco da salvare. Certo l’eliminazione di Blake può dargli una mano, e collocarlo in una posizione meno scomoda. In due ore di ottimo tennis sul campo numero tre, Seppi è passato dal ruolo di tennista alla ricerca di se stesso, a quello di fighter non annunciato, che poi è il genere più pericoloso in circolazione. Quel tipo di tennista, cioè, che se ti becca in una giornata di vena ridotta, t’impacchetta e ti rispedisce a casa. Esattamente la sorte toccata a Blake, finalista una settimana fa al Queen’s, e da ieri, intorno alle 17, già con le valige in mano. I suoi sogni erbivori sono finiti. Seppi gli ha dato la sveglia.
“Il fatto è che sull’erba io mi trovo bene”, valuta Andreas, disposto per una volta ad aprire qualche spiraglio nella sua corazza trentina. “È un periodo dell’anno talmente breve, che finisco quasi sempre per affrontarlo senza eccessive pressioni. Con Blake sono riuscito a essere ben più aggressivo di altre volte, l’ho costretto a giocare in ansia i suoi colpi, gli ho imposto la mia diagonale preferita, il mio rovescio contro il suo”. Ovvero, il suo colpo migliore contro quello più incerto a disposizione del nero americano. Ma il bisogno di imporre una svolta al suo gioco, e non di meno di tornare a titillare quale obiettivo importante, erano ormai evidenti. Tanto più con il procedere di alcuni fatti nuovi nella vita del trentino, su tutti quello di un amore in corso con una ragazza delle sue parti, Caldaro. Si chiama Evelyn, lavora in un’azienda di mobili. Il risveglio muove dunque da molteplici fattori. “Essere stato più aggressivo del solito lo considero un passo avanti”, avverte Seppi. “La sfida è di potermi ripetere, in questi giudizi, anche nei prossimi match, e non solo qui a Wimbledon”. Ne avrà l’occasione contro Gicquel, francese fastidioso, tennis di prima intenzione seppure non sempre di altissimo livello. Un match meno complicato di quello con Blake, ma utile come cartina tornasole.
Giornata di vittorie, per l’Italia. Fuori dal campo, persino. C’è l’ingresso, per dire, di Giorgio Di Palermo nel Board dell’Atp, il nucleo di comando dell’associazione. Un ruolo in cui l’Italia non recitava da molti anni. Poi vi sono, qui e là, alcune imprese di cui tenere conto. Quella di Simone Bolelli con l’austriaco Daniel Koellerer, a esempio, e quella di Francesca Schiavone con la Wozniak. Entrambe in rimonta. Addirittura da due set sotto quella di Bolelli, prima di avviare il recupero, che per una volta non è sfumato nel quinto set (com’era successo a Parigi contro Chardy, tanto per non andare troppo oltre con la memoria). L’avversario, a dire il vero, era alla sua portata; Koellerer è un modesto frequentatore di challenger, seppure rognoso di carattere. Ma aver ripreso in mano un match perduto gli vale comunque un buon voto. Vedremo se servirà per uscire dall’anonimato nel quale il ragazzo era precipitato. Tanto più ora, che si sta preparando con grande sforzo diplomatico il ritorno di Simone in Davis. Bolelli ci va cauto, a dire il vero, e sostiene che non vi siano novità, anche se l’unica curiosità su questa storia è a chi verranno attribuite le colpe del conflitto. Staremo a vedere, come sempre convinti che l’unico fattore che possa determinare una svolta, nel nostro tennis, siano le vittorie nei tornei che contano davvero, quelli dello Slam. Anche le vittorie con i Koellerer di turno. Contro i quali non si dovrebbe perdere, ma se poi capita di batterli in volata, ti mettono l’allegria addosso.
[...]
Croatia Open al via. Ecco l’entry list - Ventennale in grande stile per lo Studena Croatia Open dal 27 luglio al 2 agosto. È infatti stata resa nota l’entry list del tradizionale torneo di Umag. N. 1 del seeding sarà il russo Nikolay Davydenko (n. 11 del mondo), n. 2 lo spagnolo David Ferrer, finalista a Umag nel 2002, n. 3 l’austriaco Jurgen Melzer, n. 4 il serbo Viktor Troicki, n. 5 il tedesco Mischa Zverev e n. 6 Andreas Seppi, il primo dei quattro italiani direttamente ammessi al tabellone principale.
Con il n. 1 azzurro ci sono infatti Simone Bolelli, Fabio Fognini, semifinalista nella scorsa edizione, e Potito Starace. Una wild card verrà probabilmente assegnata a Filippo Volandri, l’italiano più continuo negli ultimi anni al torneo istriano, con le due finali raggiunte nel 2003 e 2004 e le due semifinali nel 2005 e 2006. Flavio Cipolla, al momento, si trova invece sette posizioni fuori dal main draw e sarebbe quindi costretto a passare per le qualificazioni.
A oggi, infatti, il cut off del torneo di Slavko Rasberger è n. 97. Non sono iscritti i due finalisti della scorsa edizione, il russo Igor Andreev e il campione in carica lo spagnolo Fernando Verdasco. Sarà invece ai nastri di partenza il beniamino di casa, il croato Ivan Ljubicic, mentre la nazione più rappresentata è, nemmeno a dirlo, quella spagnola con cinque giocatori: oltre al già citato Ferrer, ci sono Nicolas Almagro, Oscar Hernandez, Juan Carlos Ferrero e Alberto Martin.
[...]
Wimbledon. Nadal, forfait e numero uno a rischio - Nadal si è arreso. Due match di esibizioni per trovare la forma, uno con Lleyton Hewitt l'altro con Wawrinka, persi entrambi, poi il forfait. La tendinite che lo affligge alle ginocchia (entrambe) lo ha costretto a una decisione che Rafa ha definito la più dura della sua carriera. Non parteciperà al torneo di Wimbledon, che per la prima volta lo avrebbe visto da campione in carica e da numero uno del mondo. Un ruolo, quest'ultimo, che rischia di perdere proprio dopo il Championships 2009. A favore di Federer, il 6 luglio, se sarà lo svizzero a prevalere. Oppure a favore di Andy Murray, il 20 luglio, se il britannico spezzerà la tradizione che vieta ai sudditi di sua Maestà di prevalere nel loro torneo ormai dal 1936.
LA RESA. Nadal ha annunciato il forfait nel corso di una conferenza stampa. "Non posso continuare a convivere con questo dolore", ha spiegato, "se giocassi non rischierei di peggiorare le condizioni fisiche, ma non sarei comunque al massimo delle mie possibilità. Quando sono in campo penso più al ginocchio che non al match che sto giocando".
LA DIAGNOSI. L'infiammazione che affligge lo spagnolo è all'inserzione del tendine quadricipite di entrambe le ginocchia. Nadal ha smentito che si tratti di una forma cronica di tendinite, ma non ha saputo precisare quando potrà rientrare nel circuito. "Devo solo pensare a guarire". È la seconda volta negli ultimi 25 anni che il detentore del titolo non si presenta all'edizione successiva di Wimbledon: l'ultima volta era capitato nel 2002 a Goran Ivanisevic, bloccato da un infortunio alla spalla dopo aver trionfato nel 2001 in finale contro Pat Rafter. "Wimbledon è sempre stato il torneo dei miei sogni", ha proseguito Nadal, "e dopo la delusione del Roland Garros speravo di potermi rifare".
La chiusura della conferenza stampa Nadal l'ha riservata a una notta di ottimismo. "Ho solo 23 anni", ha detto, "e sono sicuro di avere ancora tanti Wimbledon davanti a me". [...]
Wimbledon.
Qualificazioni:
passano
Ghedin e Brianti - Sono due i tennisti italiani che hanno centrato il traguardo delle qualificazioni ai Championships 2009, Riccardo Ghedin (nella foto, tratta dal Blog di Marco Caldara) e Alberta Brianti. A Roehampton (non distante da Church Road), sulla distanza dei tre set su cinque, Ghedin ha superato l'ostacolo-derby che lo opponeva a Marco Crugnola (76(6) 63 61) ed è approdato per la prima volta nel tabellone principale di uno Slam. Ghedin, che si è allenato a lungo - agli ordini di Michele Tellini - al fianco di Simone Bolelli sui campi di un circolo romano in zona Grottarossa (alle pre-qualifiche di Roma il ragazzo ricevette più di una telefonata, in cui gli veniva chiesto di chiarire se fosse o meno allenato da Pistolesi), stava da tempo cercando la sua prima personale affermazione, e l'ha trovata al termine di un torneo che l'ha visto opposto al sudafricano Van der Merwe, ritiratosi, e al discreto russo Alexandre Kudryavtsev, prima di imporsi sul bravo Marco Crugnola, già approdato ai fasti di un tabellone principale al recente Masters 1000 di Madrid.
Con Ghedin, figlio dell'ex difensore della Lazio, poi diventato "secondo" di Trapattoni in nazionale, entrano nel tabellone di Wimbledon anche lo statunitense Ram, che ha superato Stoppini 64 62 64, il tedesco Greul, il belga Malisse in cerca di rilancio, il croato Karanusic, lo slovacco Lukas Lacko, l'austriaco Peya, il colombiano Falla, i francesi Roger Vasselin e Mannarino, gli sloveni Zemlja e Gregorc, e i tre statunitensi Taylor Dent, Michael Yani e Jesse Levine.
Spazio Tennis, la trasmissione radiofonica condotta da Alessandro Nizegorodcew, uno dei collaboratori più puntuali di Matchpoint sul versante del tennis nazionale, ha raggiunto telefonicamente Michele Tellini, allenatore di Ghedin, per un commento sull'avventura londinese del tennista romano: “Per Riccardo è il coronamento di un progetto iniziato anni fa e che lo ha portato, passo dopo passo, al tabellone principale di Wimbledon: il sogno di ogni giocatore", ha detto di getto Tellini. Che poi ha continuato: "Il match di oggi con Crugnola è stato abbastanza particolare. Entrambi i giocatori hanno iniziato molto contratti, disputando un primo set avaro di spettacolo. Giocare un derby è sempre difficile, in più sfidarsi per un posto in tabellone a Wimbledon ha pesato sulla mente di tutti e due. Riccardo è stato bravo ad annullare un set point nel tie-break. Nei restanti due set, Crugnola ha pagato l’occasione sprecata nel primo parziale, mentre Riccardo si è sciolto sempre di più, portando a casa l’incontro. In queste circostanze è importante essere bravi, ma anche fortunati. Dico questo pensando al match di secondo turno con Kudryatsev, nel quale il russo ha avuto due matchpoint, di cui uno sul proprio servizio. Ha tirato la prima a più di 200 km/h e Riccardo ha risposto vincente di rovescio. Sono molto soddisfatto di come Riccardo sta giocando sull’erba, che ritengo essere, senza dubbio, la superficie ideale per il suo tennis. Adesso speriamo in un buon sorteggio nel tabellone principale. Certo, giocare su un campo coperto dalla televisione sarebbe bellissimo, ma vorrebbe dire affrontare un ottimo giocatore. Per il primo turno preferirei che affrontasse un argentino sul campo 17 però…“.
Non facile la qualificazione di Alberta Brianti, dato il livello dell'avversaria, la ceka Zuzana Ondraskova. Alberta ha però superato con grande sicurezza l'ostacolo, imponendosi 64 64. Con l'italiana passano l'ucraina Kutuzova, la ceka Zakopalova, la tedesca Malek, la giapponese Nakamura, l'ex bulgara ora kazaka Sesil Karatancheva, le russe Kulikova e Manasieva, la statunitense Oudin e la lettone Sevastova.
Si è ritirato invece dal tabellone principale dei Championships il francese Gael Monfils, che ne approfitta per tornare a curarsi il ginocchio.
FINALE FED CUP: SI VA A REGGIO CALABRIA
La finale della Fed Cup 2009 fra Italia e Stati Uniti si giocherà il 7-8 novembre a Reggio Calabria, sul campo centrale del circolo Rocco Polimeni.
STOSUR, NUOVO COACH
Samantha Stosur, nonostante la semifinale raggiunta a Parigi al fianco del coach Rene Moller, ha deciso di cambiare allenatore e di assumere nuovamente il capitano di Fed Cup australiana David Taylor, con il quale aveva già lavorato per 18 mesi nel 2007, appena uscita da una brutta malattia. [...]
Eastbourne. Insulto
razzista, maxi multa
per l'australiano
Klein: 10 mila $ - EASTBOURNE - Kaffier! Negro. Questo è quello che l'australiano Brydan Klein n.185 ATP ha urlato al suo avversario il sudafricano Raven Klassen (nella foto), n.335, nell'ultimo turno delle qualificazioni al torneo Atp 250 di Eastbourne. L'australiano aveva perso il primo set, ma sul 4 a 2 del secondo, ecco l'urlo rabbioso per un punto perso e l'insulto che si è sentito anche nel campo accanto. L'arbitro, non conoscendo il significato della parola "kaffier", gergale, non ha preso provvedimenti, mentre il coach del sudafricano andava di corsa dal referee per chiedere il suo intervento in campo. Nessuna decisione veniva presa durante il match (poi vinto dall'australiano 67 76 76), ma tutto veniva rimandato alla fine del match. Dopo l'indagine effettuata dall'ATP, Klein veniva riconosciuto colpevole di "condotta antisportiva" e multato di 10 mila euro (il massimo previsto dall'Atp) ma non veniva squalificato (ora dovrebbe arrivare almeno ai quarti di finale del torneo, per rientrare della multa e guadagnare 850 euro).
Ma né Klassen né il suo coach potevano accettare quanto accaduto in campo: "Se fosse successo a Tsonga oppure a Monfils, l'australiano non avrebbe finito il match! Non è giusto. E' stato un commento razzista e non si deve guardare la classifica! Non pensavo di dover sentire certe frasi, sembra di essere tornati negli anni Settanta", si è sfogato il giocatore sudafricano. [...]
Lugano Challenger.
Wawrinka
tiene a bada
Starace: 75 63 - Stanislas Wawrinka conferma il suo ruolo di testa di serie numero 1 del BSI Challenger (130 mila dollari, terra) e batte Potito Starace nella finale migliore che il torneo ticinese potesse chiedere alla vigilia, andata in scena di fronte al centrale gremito. In una giornata calda ed estremamente afosa, lo svizzero ha mostrato tutta la sua classe per chiudere col punteggio di 7-5, 6-3, soffrendo molto nel primo set, nel quale il campano era stato avanti di un break. Poi Wawrinka ha cambiato marcia, ha cominciato a sbagliare meno e al dodicesimo game ha messo a segno lo strappo decisivo, cogliendo l’occasione per vincere il parziale alla quinta possibilità. Merito dello svizzero, ma pure demerito dell’italiano che, costretto a rischiare molto fin dal servizio, ha commesso due doppi falli decisivi. Da quel momento l’incontro per il favorito è stato in discesa: un break in apertura di secondo set ha fatto capire che il pronostico della vigilia sarebbe stato rispettato. E così è stato. Il punteggio, forse troppo severo per Starace, recita 7-5 6-3 in due ore e tre minuti di gioco.
Si chiude dunque un torneo che ha proposto diversi spunti di interesse. C’erano l’astro nascente australiano Tomic, l’emergente francese Ouanna, l’ex campione olimpico Massu. E si è potuto assistere alla bella settimana del canturino Andrea Arnaboldi, al miglior torneo della carriera. Un successo in campo che è stato bissato fuori, con le tante iniziative collaterali che hanno reso celebre il challenger ticinese come uno dei migliori al mondo.
L’edizione 2009 ha visto come madrina Cristina Chiabotto, Teo Teocoli ad aprire le danze in uno show seguitissimo in compagnia di Mario Lavezzi, e ogni sera un comico della scuderia di Zelig, e non solo. Da Peppe Quintale a Raul Cremona, da Enrico Bertolino a Paolo Migone, da Sergio Sgrilli a Pino Campagna. Clamoroso il successo di pubblico: in media da tremila persone al giorno. Un’edizione che però sarà, per tutti coloro che ci lavorano, un punto di partenza verso un ulteriore salto di qualità.
Wawrinka: “Ho vinto il miglior challenger al mondo"
“Ho vinto il miglior challenger al mondo, e ne sono orgoglioso”. Stan Wawrinka rende omaggio a Lugano. Non solo in campo ma anche in conferenza stampa. “Sono contento della mia prestazione perché sono stato aggressivo, ho sempre fatto il mio gioco indipendentemente dal risultato. Starace lo conosciamo, sulla terra battuta è uno dei giocatori più pericolosi del circuito, dunque questa vittoria mi dà fiducia, anche in prospettiva Coppa Davis”.
Starace: “Troppo discontinuo”
“E’ stata una bella partita, ma purtroppo sono stato troppo discontinuo per vincere. Peccato per quel passaggio a vuoto che mi è costato il primo set, altrimenti la partita poteva girare. Comunque sono soddisfatto della mia settimana e del mio momento. Ora spero di prendermi la rivincita con Stan in Coppa Davis”.
Risultati Finale singolare: Wawrinka (Sui) b. Starace (Ita) 7-5 6-3.
[...]
Murray si candida.
Prima vittoria
al Queen's. Djoko
inciampa su Haas - Da oggi, Andy Murray è il primo tennista britannico a vincere il torneo del Queen's in Era Open, dunque da 40 anni a questa parte. Un buon viatico per Wimbledon, che sfugge ai padroni di casa ormai dal 1936 di Fred Perry? Vedremo. Intanto, Andy se l'è cavata senza grandi angosce nella finale del Club della Regina, contro James Blake. Match piuttosto rapido, 1 ora e 8 minuti appena, e molti buoni spunti di gioco. Murray più continuo, Blake veloce e abbastanza aggressivo, ma in difficoltà nella diagonale di rovescio. Un break per set, e via. Nel primo, Blake ha ceduto il servizio all’undicesimo gioco, nel secondo gli stato fatale il settimo gioco: 75 64 il punteggio. Per Murray, quarto titolo del 2009: Doha, Rotterdam, il Master 1000 di Miami e ora il Queen's.
DJOKOVIC, ANCORA UN KO CHE SORPRENDE
Assente Federer, tocca a Tommy Haas, che proprio contro lo svizzero, al Roland Garros, aveva giocato una delle partite più emozionanti. Vittoria sorprendente, quella del tedesco sull'erba di Halle, perché di fronte aveva il numero 4 del mondo Novak Djokovic. Invece la supremazia di Haas è stata evidente e convincente: 63 67 61 il punteggio finale. Il primo set è stato contraddistinto da un solo break a favore del tedesco, molto positivo al servizio. Nella seconda frazione, il tie break ha riportato in parità il serbo per 7 punti a 4. Nel terzo e decisivo set, invece, si è visto il miglior Haas, che ha breakkato Djokovic al secondo gioco e ha fatto gara di testa fino in fondo. Per Haas, tredicesimo successo in carriera e primo sull'erba. Potrebbe essere lui uno degli outsiders a Wimbledon.
RODDICK VUOLE ESSERCI
"Farò il possibile per giocare a Wimbledon. Devo sostenere una serie di esami, ma secondo i primi test la caviglia è stabile". Andy Roddick è ottimista, nonostante il ritiro nella semifinale del Queen's per un infortunio alla caviglia. Roddick ha provato a recuperare in maniera spettacolare su un lob del suo avversario, il connazionale James Blake. In fondo al campo, però, si è procurato una distorsione. "In quel punto c'è un dislivello, perchè finisce l'erba e comincia una superficie più dura. Mi sono procurato una distorsione, sentivo che c'era qualche problema nei movimenti laterali", ha spiegato lo statunitense. [...]
Federer dopo
il Roland Garros:
"E ora faccio
15 a WImbledon" - Parigi. Dicono sia il più grande, ora. I suoi quattordici Slam sono gli stessi di Sampras, ma valgono di più. Il Roland Garros fa la differenza. È il torneo della fatica, della dedizione, chiede muscoli e pensieri altissimi, un fisico che sappia resistere e sprintare. Lo Slam più difficile. Sampras non l’ha mai vinto. Roger Federer sì. Ieri. Sotto la pioggia, ma al riparo da qualsiasi influsso negativo. Lontano da Nadal, ma vicino al pubblico, che lo considera uno di loro, un francese nato chissà perché fuori le mura, monsieur Federèr. Avessero potuto, i parigini lo avrebbero trasportato fino sul traguardo, sulle spalle, come una madonnina carica di offerte votive in una sagra di paese.
Il più grande. Lo dice Agassi che ha officiato la cerimonia. Benvenuto nel club, gli ha detto. Quello dei vincitori di tutti i tornei dello Slam. Lo chiamano Career Grand Slam, ed è un circolo talmente ristretto che in centotrenta anni di tennis ha accettato solo sei giocatori: i due vincitori del Grand Slam più vero e puro, Donald Budge e Rodney Laver, e gli altri, tutti con quattro quarti di nobiltà tennistica, Fred Perry, il primo, Roy Emerson, e i due che si abbracciano sul palco della cerimonia, Agassi e Federer.
Mirka, la “lovely wife” di rosso vestita, prossima mamma ma già mammosa e abbondante, scatta le foto ricordo con il cellulare. Lui, Roger, ha la coppa dei moschettieri stretta sotto il braccio. Si è inginocchiato sulla terra di mattone, dopo il match point conquistato. Ora piange. Come sempre. Sui pianti di Federer nemmeno da William Hill accettano più scommesse. Resiste fino all’inno, poi non si trattiene. Molti lo criticano per questo, quasi fosse una caduta di stile, o peggio, una recita. Ma nel ragazzo che ha i colpi taglienti come il diamante, e l’espressione fredda di un predatore, ribolle un inferno di sentimenti, preme un magma di emozioni, che di tanto in tanto si sprigiona. È il suo lato umano, che male c’è se lo mostra pubblicamente?
Robin Soderling ha fatto da spettatore, felice di assistere alla vittoria di Federer, al suo congiungimento con la Storia del tennis. Quando lo racconterà, potrà dire… io c’ero, ero lì, proprio al suo fianco. Non c’è stata finale, nessuna incertezza tranne quella che veniva dalla pioggia. Soderling non ha reclamato, non era il caso. Antipatico, forse, ma non stupido. Il pubblico non gliel’avrebbe permesso. C’è stato invece l’intermezzo con il solito collezionista di intromissioni, un feticista a suo modo. Un tipo vestito di maglia e calzini rossi con la croce bianca della Svizzera, e una bandiera del Barça fra le mani. Si chiama Jimmy Jump e non è alla prima prodezza. Un anno fa a Barcellona, la sua città, si intrufolò in campo durante la semifinale di Champions League con il Manchester. Era vestito come gli inglesi, e partecipò alla foto di gruppo. Se ne accorsero solo contando i giocatori, erano dodici. Così, Jimmy è piombato in campo, in barba alla security, e Federer se lo è ritrovato di fronte. Ha brandito la racchetta per proteggersi, poi si è accorto che quello non gli avrebbe fatto alcun male.
“Mi hai dato una lezione”, lo ha salutato lo svedese. Federer gli ha fatto sparire il primo set in una manciata di minuti, poi Robin ha ritrovato il servizio, e nel secondo si è trascinato fino al tie break, perso per distacco. Nel terzo ha subito il break decisivo già al primo game. Non era la sua partita. Né poteva esserlo. Nelle due settimane parigine, Federer ha mostrato il suo volto operaio, si è sbattuto su ogni palla, ha rischiato con Haas e Del Potro. Ma è giunto alla finale temprato, convinto. Guarito. Ha sconfitto anche la “sindrome Nadal”, da cui si attendevano devastanti influssi negativi. Il Nino ora è in ambasce, martedì marcherà visita e gli diranno se può giocare a Wimbledon. Se non ce la farà, Roger potrebbe riprendersi il numero uno. È di nuovo il suo momento. È il più grande? In fondo, lo ha sempre detto anche Nadal.
***
Parigi (d.a). L’introduzione è di Robin Soderling. “Prima del match, con il mio coach Magnus Norman, ci siamo più volte ripetuti: mi ha battuto nove volte su nove, può esistere al mondo uno capace di battermi dieci volte? Bè, al prossimo match sarò costretto a chiedermi: può esistere qualcuno capace di battermi undici volte?”. Federer gli risponde di volée: “Mi fa piacere che l’hai presa bene. Io questo palco lo conosco, e mi è capitato di non sentirmi del tutto a mio agio. Ora che sono qui per la prima volta da vincitore, mi tranquillizza sapere che il mio avversario non mi vuole uccidere”.
Fra lacrime e battute, Federer centellina con gusto la sua vittoria. Il pubblico lo accompagna ritmando il battito delle mani, lo saluta con ripetute ola, ma lui indugia, sembra quasi non voglia andarsene. Lo stesso in conferenza stampa, che finisce per durare un’eternità. Risponde a tutte le domande, spiega. Ha vinto. E ha voglia di dirlo a tutto il mondo.
“La chiave è stata il secondo set. Uno dei migliori tie break della mia carriera, quattro ace, tre colpi vincenti. Mi sono sentito forte dentro. Ma all’inizio del terzo, mi sono reso conto che il nervosismo continuava a crescere. Nell’ultimo game ho fatto anche dei buoni punti, ma dentro di me speravo che fosse lui a commettere quattro errori e a consegnarmelo. Insomma, ero in preda all’emozione”.
Quanti pensieri, in queste due settimane. E quante domande, da quando Nadal è uscito di scena. “Ci ho riflettuto molto, ne ho avuto il tempo. Mi sono chiesto che cosa sarebbe accaduto se avessi vinto, e che cosa avrei provato perdendo ancora una volta. L’assenza di Rafa? Non l’ho sentita. Lui è un grande campione, le nostre sfide continueranno. Ma non esiste il campione imbattibile. Nel nostro sport è più facile perdere che vincere. Vengo da un torneo difficile, ho avuto avversari che mi hanno messo a dura prova. Se fosse possibile ridurre tutto il torneo a una sola palla, dovrei farmi i complimenti per non aver concesso a Tommy Haas di andare sul 5-3 in suo favore nel terzo set degli ottavi. Sarebbe stato difficile fermarlo”.
Un anno particolare per vincere il Roland Garros. L’anno del matrimonio. L’anno in cui Roger diventerà padre. “Sì, è un grande momento. Uno di quei periodi in cui tutto mi appare bellissimo. Ho fatto delle scelte importanti, personali e sportive. Le sei settimane di sosta che mi sono concesso dopo gli Open d’Australia, a esempio… Dovevo guarire. L’ho fatto per tornare forte. Così è stato. Ma ne sono uscito bene, mi sembra”.
Ora Wimbledon, quindicesimo Slam in arrivo?. “Ci penso. Ho ancora qualcosa da fare su quei campi. Tanto più dopo la sconfitta in finale con Rafa, un anno fa”.
[...]
Parigi. Safina
non sa
vincere,
la Kuznetsova sì - Parigi. Vincerà mai uno Slam la giovane Safina, numero uno dell’altra metà del tennis? Domanda appropriata. Forse sì, è l’unica esitante risposta che possiamo darle. Ne colga la parte migliore e la usi come incoraggiamento, se le va e se vi riesce, servirà a farla sentire meno sola. Ma non le farà piacere, nel momento del più cupo sconforto, gli occhi gonfi di pianto, sapere che la storia degli Slam è lastricata d’insuccessi, fondata sui più crudeli ossimori, costruita sulle spalle dei grandi perdenti. Capita di sentirsi piccoli davanti alla Storia. Inadeguati ai compiti cui si è chiamati. Capita anche di avvertire quei compiti come doveri, e ritrovarsi con le gambe che tremano, con i pensieri che si sovrappongono, in quell’intricata confusione che genera smarrimento. In piedi sul palco, la voce rotta dall’afflizione, Dinara non va oltre i complimenti a Svetlana, che da bimba andava a chiedere gli autografi a Marat Safin, spacciandosi per grande amica della sorellina. C’è Steffi Graf, a condurre la cerimonia. Rifletta, la giovane Safina, su quel parterre di regine. Ha di fianco due giocatrici che hanno conosciuto la sconfitta come e quanto lei.
Ha vinto la solidità di Svetlana. Quella poca… Anche lei è stata costruita sui muscoli, e a rafforzare l’animo non ha perso tempo. Ma gli anni trascorsi nel gruppo delle inseguitrici, dopo l’avvio folgorante del 2004, quando vinse diciottenne gli Us Open, l’hanno preparata alle sconfitte, e da quelle ha tratto la forza che Dinara ancora non ha. Ha atteso cinque anni per festeggiare nuovamente, ma non ha avuto cuore di infierire sull’amica, di tracimare d’esultanza. È stata una finale senza corpo, quasi impalpabile. Non c’è niente da raccontare, tranne il punteggio: 12 game a 6. “Mi sono battuta da sola”, dice Dinara, con amarezza. “Ho saputo controllare le emozioni”, aggiunge Svetlana, che prova a incoraggiare l’amica: “Vedrai, la prossima sarà tua”.
Sono anni che Parigi non regala gioie, nel torneo femminile. Forse, l’ultima finale da incorniciare fu quella fra le Williams, nel 2002. Poi vennero gli anni della Henin, troppo più forte delle altre sul rosso, e la dolente finale russa del 2004 vinta dalla Myskina che oggi fa la mamma e la giornalista. Anche la finale dell’anno scorso, fra la Ivanovic e la Safina non fu di metallo pregiato. Dinara la ricorda bene, fu la prima di tre tentativi andati a vuoto. Battuta dalla Ivanovic, poi dalla Williams a Melbourne, ora dalla Kuznetsova. Ma “zero tituli”, nel tennis, danno il primato in classifica. Chissà che cosa direbbe uno come Mourinho. Come minimo, che il tennis è uno sport senza capo né coda.
Si attendono emozioni dalla finale maschile. Sta a Federer e Soderling restituirci lo spettacolo. Il match, impensabile a inizio torneo, appare promettente. Non contano i precedenti. Sono nove a zero per Roger, venti set giocati, uno solo perduto. Conta, piuttosto, l’animo dei contendenti. Se quello di Federer risulterà appesantito dall’ovvio desiderio di conquista. E se Soderling non si riterrà appagato dalla finale raggiunta. Il tennis si gioca con la testa, più che con i muscoli. Ormai l’ha capito anche la giovane Safina. Forse…
[...]
Roland Garros
come Roma:
nuova finale
Safina-Kuznetsova - Dopo Stoccarda e Roma, anche il Roland Garros femminile si concluderà con una finale tutta russa tra Dinara Safina e Svetlana Kuznetsova. Oggi la Safina ha liquidato in due rapidi set (63 63) la slovacca Dominika Cibulkova; più faticoso il successo della Kuznetsova, che ha ceduto un set (il secondo) all'australiana Samantha Stosur. I tredici precedenti head to head fra le due contendenti vedono Dinara in vantaggio con otto vittorie a fronte di cinque sconfitte. Quest'anno, in Germania si è imposta la Kuznetsova, mentre la Safina si è presa una sonora rivincita agli Internazionali d'Italia. Dinara, finalista anche dodici mesi fa (fu sconfitta da Ana Ivanovic), non ha ancora mai vinto una prova dello Slam, al contrario Svetlana può vantare l'affermazione ormai lontana colta nel 2004 agli US Open.
Domani scenderanno in campo gli uomini per le due semifinali: nella parte alta del tabellone, quella lasciata libera da Rafa Nadal, si sfideranno Robin Soderling, carnefice del maiorchino, e Fernando Gonzalez; in basso, confronto di lusso tra il n. 2 Roger Federer e il n. 5 Juan Martin Del Potro.
RISULTATI ROLAND GARROS
Singolare femminile - Semifinali
(1)D Safina (RUS) b. (20)D Cibulkova (SVK) 63 63
(7)S Kuznetsova (RUS) b. (30)S Stosur (AUS) 64 67 63 [...]
Parigi.
Kuznetsova batte Serena: ora semi
con la Stosur - Al termine del match più appassionante del torneo femminile, Svetlana Kuznetsova è riuscita a prevalere su Serena Williams, approdando così alle semifinali del Roland Garros. La russa si è imposta con il punteggio di 76 57 75, che ben testimonia l'equilibrio della sfida. Svetlana, recente finalista agli Internazionali d'Italia, ha dato così un'efficace risposta sul campo a quanti l'accusavano di non essere una "fighter", ma, anzi, di avere una spiccata tendenza a sciogliere nei momenti più delicati. Sua prossima avversaria sarà la sorprendente australiana Samantha Stosur, numero 30 del seeding, che ha liquidato in due rapidi set (61 63) la rumena Sorana Cirstea, non inclusa fra le teste di serie e artefice, lunedì pomeriggio, dell'eliminazione di Jelena Jankovic.
Ieri si era composta la semifinale della parte alta del tabellone, tra la regina del ranking Wta (che, in ogni caso, confermerà il suo trono anche al termine del Major parigino) Dinara Safina, vincitrice in rimonta sulla bielorussa Azarenka, e l'emergente slovacca Dominika Cibulkova, che ha travolto la rientrante Sharapova.
RISULTATI ROLAND GARROS
Singolare femminile - Quarti di finale
(1)D Safina (RUS) b. (9)V Azarenka (BLR) 16 64 62
(20)D Cibulkova (SVK) b. M Sharapova (RUS) 60 62
(30)S Stosur (AUS) b. S Cirstea (ROU) 61 63
(7)S Kuznetsova (RUS) b. (2)S Williams (USA) 76 57 75 [...]
Sorteggio
Fed Cup 2010.
L'Italia debutta
in Ucraina - Le azzurre sono in fremente attesa per disputare la finale dell'edizione 2009, in programma a settembre in casa contro gli Stati Uniti, ma, intanto, stamattina è già stato sorteggiato il tabellone della Fed Cup per il 2010.
L'Italia, inclusa ovviamente fra le quattro teste di serie del World Group (che comprende in tutto solo otto nazioni), esordirà nel weekend del 6-7 febbraio contro l'Ucraina delle sorelle Bondarenko, già sconfitta l'anno scorso, seppur a fatica (3-2), nel play-off di Olbia. Stavolta Pennetta, Schiavone & Co. saranno chiamate ad affrontare le avversarie in una trasferta che si preannuncia impegnativa, pur comunque alla portata di un team capace di giocarsi il trofeo fino all'ultima sfida per tre volte nelle ultime quattro stagioni.
Ecco il tabellone del World Group 2010:
Ucraina-Italia
Repubblica Ceca-Germania
Serbia-Russia
Francia-Usa [...]
Parigi.
Rafa Nadal
sconfitto da Soderling! - In quella che si annunciava come una tranquilla domenica pomeriggio, il tennis mondiale vede uno dei suoi incrollabili punti fermi vacillare, fino a crollare fragorosamente. Rafa Nadal sconfitto al Roland Garros, dopo quattro vittorie in altrettante partecipazioni. E non in finale, magari da Federer, ma addirittura negli ottavi, da quel Robin Soderling che aveva travolto (61 60) non più di un mese fa agli Internazionali d'Italia. Stavolta, lo svedese si è imposto in quattro set, con il punteggio di 62 67 64 76, di fronte a un attonito maiorchino, che non ha potuto fare altro se non incassare la più inattesa delle battute d'arresto.
Imprevedibilmente, Soderling ha preso il comando delle operazioni fin dal via, servendo benissimo e facendo giocare l'avversario ben oltre la linea di fondo campo, grazie alle continue bordate con il diritto e con il rovescio bimane. Nadal, che non si aspettava una simile prova da parte dello scandinavo, è rimasto troppo passivo, quasi aspettandosi che, da un momento all'altro, terminasse il momento di grazia altrui, ma ciò non è avvenuto.
Soderling, che non ha mai nascosto la scarsa simpatia per l'iberico, si è così preso una sontuosa rivincita anche per la sconfitta in cinque set patita a Wimbledon 2007, in un match protrattosi per cinque giorni a causa del maltempo e caratterizzato da una serie di polemiche tra i due.
Al prossimo turno, Robin se la vedrà con il russo Nikolay Davydenko, il quale, dopo una serie di infortuni che ne avevano limitato il rendimento, ha dimostrato di essere tornato su buoni livelli, superando in tre set l'altro spagnolo Fernando Verdasco. Nell'altro quarto di finale già delineato si affronteranno Andy Murray e Fernando Gonzalez. Oggi è previsto il completamento degli ottavi, con gli incontri della parte bassa del tabellone.
RISULTATI ROLAND GARROS
Singolare maschile - Quarto turno
(23)R Soderling (SWE) b. (1)R Nadal (ESP) 62 67 64 76
(10)N Davydenko (RUS) b. (8)F Verdasco (ESP) 62 62 64
(3)A Murray (GBR) b. (13)M Cilic (CRO) 75 76 61
(12)F Gonzalez (CHI) b. (30)V Hanescu (ROU) 62 64 62
[...]