Gli Australian Open, come sempre, aiutano a individuare le principali tendenze per l’anno in corso. In primo luogo, dobbiamo riconoscere ancora una volta l'eccezionale performance di Roger Federer. Il fatto che dopo Cincinnati, dunque da metà agosto, non avesse vinto più niente, poteva far pensare a un suo declino. Al contrario, Roger ha mostrato di avere ancora lo stesso livello di gioco, e la capacità di vincere quando decide di farlo. Col passare del tempo si concentra più sui Major, mentre sembra meno interessato agli altri eventi, Masters 1000 compresi.
Ha tempo per diventare ancora più grande, ma per farlo deve - come dire... - “salvare il suo corpo”. Ha qualche anno buono per battere tutti i suoi record, ma deve anche economizzare i suoi sforzi. Per questo costruisce la sua preparazione intorno agli Slam.
Andy Murray, a mio parere, non ha compiuto i passi attesi. Ha ancora questo tennis eccezionalmente completo, ed è sempre in grado di raggiungere una finale dello Slam, ma il suo gioco manca ancora di chiarezza, e ho l’impressione che si accontenti di usare il suo talento solo per creare guasti nel gioco degli avversari. Forse, essere in possesso di molte opzioni di gioco, frena le sue qualità quando occorre passare all’offensiva. Ed è ovvio che questo accada nelle partite più importanti dove gli effetti della pressione si fanno avvertire maggiormente. In finale ha sofferto, e il risultato gli creerà nuove frustrazioni. Ciononostante, Andy è uno dei pochi che disponga delle armi per battere Federer. Anche in uno Slam.
Continuo a sostenere che Murray abbia bisogno di qualcuno in grado di mettere ordine nel suo tennis. Mai pensare che il talento possa essere sufficiente: lo stesso Federer ha ricevuto a suo tempo il sostegno di uno dei più grandi allenatori della storia, Tony Roche, che lo ha aiutato soprattutto a mettere a punto il suo tennis.
Ci siamo divertiti, a inizio stagione, con un Nadal nuovamente di alto livello. A mio avviso, però, le modifiche tecniche apportate nel 2008 al suo dritto restano problematiche. La sua arma principale appare assai meno devastante: Rafa non trova più gli stessi angoli e la palla all’altezza della spalla risulta meno decisiva.
Infine, il pubblico ha scoperto Marin Cilic: sta seguendo con determinazione la sua strada ed è già nella Top10 all'età di 22 anni. Il giovane croato appare calmo, serio, disciplinato, ambizioso. Ha un gioco a sua immagine: non brillante, ma molto solido, molto lavorato. Giusto collocarlo già adesso fra i migliori giocatori del mondo, ma Cilic ha margini di miglioramento molto importanti. In un anno o due sarà un giocatore molto pericoloso per tutti.
(*) Patrick Mouratoglou
è coach di Yanina Wickmayer
e fondatore della
Mouratoglou Academy a Parigi


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